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Fiorella Mannoia: cuore, impegno e una voce unica

Fiorella Mannoia: cuore, impegno e una voce unica

L'arte di camminare sul filo senza cadere - e ancora più quella di rialzarsi, in caso di caduta - è una cosa che si impara, ma che è meglio avere nel sangue e Fiorella Mannoia nel sangue ce l'ha. Figlia di uno stuntman, l'artista da giovane entra nel mondo del lavoro raccogliendo il testimone del padre, facendo da controfigura sui set a stelle come Monica Vitti e Candice Bergen.
Già a questo punto la storia è interessante ma quella di Fiorella non è nemmeno incominciata.

Il rischio dà adrenalina e fornisce uno stipendio ma è la musica che la giovane Mannoia sceglie come strada. E fa bene.
Il suo debutto davanti al microfono ha luogo nel 1968 a Castrocaro, dove interpreta "Un bimbo sul leone", brano di Adriano Celentano. Ma è la la prima volta di Fiorella a Sanremo, nell'anno 1981 con "Caffè nero bollente", che segna il suo primo incontro col grande pubblico. Seguiranno altri passaggi sul palco del teatro Ariston, grazie ai quali l'artista romana conquisterà via via i favori della platea:
nel 1984 è in gara con "Come si cambia", ma il colpo grosso arriva tre anni dopo, nell' '87, quando "Quello che le donne non dicono", brano scritto per lei da Enrico Ruggeri, vince il Premio della Critica, bissato nella seguente edizione sanremese da "Le notti di maggio" di Ivano Fossati.

E' chiaro, a questo punto, che la Mannoia si sia imposta come una delle interpreti di punta sulla scena tricolore:
a sancire la conquista del suo status è l'LP "Canzoni per parlare", che vede le firme di prestigiosi autori della musica italiana, come Ruggeri, Fossati, Ron, Cocciante e Piero Fabrizi. Il disco raggiunge grande successo di vendite, mettendo finalmente d'accordo critica e pubblico. Con questo album Fiorella si aggiudica la prima Targa Tenco della sua carriera. La seconda, però, non tarda ad arrivare con il suo successivo lavoro discografico, "Di terra e di vento", l'album che segna la raggiunta maturità artistica della Mannoia.
Alle firme precedenti si aggiunge, ora, anche quella di Francesco De Gregori, coronando un sogno accarezzato da tempo da Fiorella. Dall'album seguente, "I treni a vapore", del 1992, Nanni Moretti sceglierà per la colonna sonora del suo film "Caro diario" la canzone "Inevitabilmente". 
Altro punto di svolta nella carriera della Mannoia è l'album "Belle speranze", del 1997. Qui Fiorella non si rivolge più alle grandi firme della musica italiana ma tenta una strada nuova: la ricerca di un linguaggio diverso la porta, così, a collaborare con Daniele Silvestri, Avion Travel, Gianmaria Testa e Rosso Maltese.

Nel febbraio 2000 la Mannoia partecipa come superospite a Sanremo; nel febbraio 2001 esce "Fragile", album misto di cover e inediti, contenente canzoni di Fabrizio De André, Paolo Conte, Ivano Fossati, Francesco De Gregori e Piero Fabrizi.
Dopo un tour nel 2002 con gli illustri colleghi Pino Daniele, Ron e Francesco De Gregori, la Mannoia torna ad esibirsi da sola nel 2003:
segue nel gennaio 2004 "Concerti", disco dal vivo e, a fine 2005, un DVD dal vivo più libro, “Live in Roma 2005”.
Da quel momento Fiorella si dedica a un ambizioso progetto che le stava a cuore da anni: un omaggio alla grande musica brasiliana in cui coinvolge, oltre agli amici Chico Buarque e Caetano Veloso, tutto il gotha della scena musicale locale e le nuove leve della canzone d’autore, chiamati a duettare con lei su un repertorio di canzoni più o meno celebri: registrando in Italia ma anche a Rio e a Salvador de Bahia, la Mannoia si cimenta nell’occasione anche in portoghese, lingua che studia e pratica da qualche anno.
Al disco, intitolato "Onda tropicale", segue una lunga tournée teatrale che prende il via il 20 gennaio 2007 da Cremona.
Un'ideale seguito del progetto arriva all'inizio del 2012, quando esce "Sud", disco a tema dedicato al meridione del mondo.
Nel 2013 viene invece pubblicato "A te", disco dedicato alla reinterpretazione di brani di Lucio Dalla.
Nel 2016 prima produce "Amici non ne ho... ma amiche sì", il disco di duetti di Loredana Berté, con la relativa coda dal vivo, "Amiche in arena". Poi, poco dopo, pubblica "Combattente", disco di nuove canzoni, che esce nell'autunno del 2016.
A fine anno viene annunciata la sua partecipazione al Festival di Sanremo 2017, la prima in quasi 30 anni, nella sezione "Big", dove è in gara con "Che sia benedetta", scritta da Amara. Si classifica seconda, perdendo al ballottaggio finale con Francesco Gabbani: quando questo viene dichiarato vincitore, si inginocchia di fronte alla Mannoia, in segno di rispetto. Un gesto che la dice lunga sul ruolo e sulla percezione di una grandissima donna e di una grandissima artista, che con la sua voce e le sue scelte ha lasciato una traccia indelebile nella storia della musica italiana, rilanciando l'arte perduta dell'interpretazione, negli anni sacrificata sull'altare dell'autorialità ma che - oggi più che mai - sarebbe indispensabile recuperare.

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